VOCABOLARIO COMUNE PER GLI APPALTI PUBBLICI.
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Normativa di riferimento
- (Raccomandazione) 96/527/CE (G.U.C.E. n. 222 del 3-9-96);
- (Regolamento) n. 2195/2002 del 5-11-2002 (G.U.C.E. n. 340 del 16-12-2002 ;
Il Vocabolario comune per gli appalti pubblici (Common Procurement Vocabulary - CPV) è un'evoluzione e un miglioramento delle nomenclature CPA (Classificazione statistica dei prodotti associata alle attività) e NACE - Rev. 1 (Nomenclatura delle attività economiche nella Comunità europea), dato che essa si adegua meglio alle caratteristiche del settore degli appalti pubblici.
Il CPV è composto di un vocabolario principale, che ne costituisce la parte essenziale e definisce l'oggetto dell'appalto, nonché di un vocabolario supplementare che consente di introdurre dati qualitativi complementari. Il vocabolario principale si basa su una struttura gerarchica a cinque livelli, e il vocabolario complementare comporta due livelli. A ciascun codice corrisponde una denominazione che descrive le forniture, i lavori o i servizi in tutte le altre lingue ufficiali.
Nel 1996, la Commissione ha adottato una raccomandazione relativa all'utilizzazione del CPV per la descrizione dell'oggetto degli appalti. In tale raccomandazione, le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori interessati erano invitati a utilizzare il CPV nei bandi di gara, per descrivere la natura dei loro appalti.
Lo stesso anno, la Commissione ha pubblicato il suo Libro verde: " Gli appalti pubblici nell'Unione europea: spunti di riflessione per il futuro" . Essa invitava tutte le parti interessate a pronunciarsi sull'opportunità di generalizzare l'utilizzazione del CPV. Le risposte pervenute alla Commissione, provenienti dagli ambienti economici, dagli Stati membri e dalle istituzioni, approvano senza dubbio l'impiego del CPV in vista della semplificazione del processo di pubblicazione dei bandi di gara. La Commissione ha compiuto un'analisi di tali contributi e ha presentato le prospettive della sua azione futura nella comunicazione" Gli appalti pubblici nell'Unione europea".
Essa prevedeva in particolare di invitare le amministrazioni aggiudicatrici a ricorrere al CPV e ai formulari standard per la redazione dei loro bandi di gara, nonché di utilizzare per la loro trasmissione le possibilità offerte dalle nuove tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni.
Infatti, a partire dal 1996, il CPV è stato utilizzato sistematicamente in tutti i bandi di gara pubblicati nel supplemento alla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee in virtù delle direttive, per l'identificazione dell'oggetto degli appalti, nonché per la traduzione automatica in tutte le altre lingue comunitarie ufficiali.
Il CPV è così diventato il criterio di ricerca fondamentale nella selezione e l'identificazione delle opportunità degli appalti da parte dei potenziali offerenti.
Le nomenclature intervengono per tre scopi nelle direttive relative agli appalti pubblici: per la descrizione dell'oggetto degli appalti nei bandi di gara, per gli obblighi statistici e per la definizione del campo d'applicazione. Attualmente, le direttive si riferiscono a quattro nomenclature differenti: CPA, NACE, CPC Prov. (Central Product Classification: classificazione centrale dei prodotti) e CN (Combined Nomenclature: nomenclatura combinata). Le proposte di revisione attualmente esaminate dal Consiglio e dal Parlamento europeo, una relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture, servizi e lavori , e l'altra relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti nei settori dell'acqua, dell'energia e dei trasporti, sostituiscono queste quattro nomenclature con la sola CPV.
Tuttavia, fino ad ora il CPV non dispone di una base giuridica propria, dato che nessun regolamento definisce con precisione le norme da rispettare per la sua stesura o per il suo aggiornamento. Il presente regolamento intende colmare questa lacuna, adottando formalmente il CPV come sistema comunitario di classificazione degli appalti pubblici e stabilendo le modalità di aggiornamento e di revisione del CPV.
Conformemente al principio di sussidiarietà, l'elaborazione di una base giuridica per il CPV, sistema di classificazione unico applicabile all'insieme degli appalti pubblici comunitari, può essere realizzata unicamente a livello comunitario. Per quanto riguarda il principio di proporzionalità, il regolamento consente di stabilire un sistema di classificazione uniforme di applicazione diretta in tutti gli Stati membri.
Fino ad ora, l'Ufficio delle Pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee ha dovuto spesso aggiungere, nei bandi di gara trasmessi dalle amministrazioni aggiudicatrici e dagli enti aggiudicatori il codice CPV corrispondente alla descrizione dell'oggetto dell'appalto. Questa situazione può comportare degli errori nei bandi di gara, tenuto conto del carattere talvolta molto tecnico di tale informazione. Per garantire una migliore qualità delle pubblicazioni, è necessario assicurare che le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori facciano corrispondere essi stessi la descrizione dell'oggetto dei loro appalti con il CPV. Dato che tali organismi dispongono delle informazioni più accurate per definire l'oggetto dei loro appalti, la qualità dei bandi di gara dovrebbe migliorare, contribuendo così ad una aumento dell'efficacia della pubblicazione.
Per quanto riguarda gli operatori economici, l'utilizzazione di un sistema di classificazione unico e multilingue consentirà loro di identificare con maggiore precisione le opportunità più interessanti, agevolando così il loro accesso agli appalti pubblici.
Dato che il CPV comporta la traduzione automatica degli indici dei bandi di gara, i casi di errori involontari di traduzione saranno ridotti e si avrà una diminuzione significativa dei costi per il trattamento dei bandi di gara, con economie considerevoli a favore del contribuente europeo. La traduzione automatica comporterà inoltre una riduzione non trascurabile dei termini di pubblicazione dei bandi di gara.
E' inoltre importante sottolineare il ruolo fondamentale del CPV nello sviluppo degli appalti pubblici elettronici. Il CPV è infatti un elemento decisivo per la realizzazione degli impegni assunti nel quadro delle iniziative e-Europa e e-Commissione, dato che esso offre la possibilità di un trattamento informatico dei dati pubblicati, migliorando così la qualità dell'informazione, la rapidità della sua diffusione, e pertanto l'efficacia del sistema di pubblicazione istituito dalle direttive.
Il CPV contribuirà anche a semplificare il trattamento delle statistiche degli appalti pubblici previste dalle direttive, facilitando il compito degli enti appaltanti e delle autorità nazionali. A livelli internazionale, il CPV offre inoltre la possibilità di una migliore comparabilità dei dati con le altre nomenclature in vigore negli Stati firmatari dell'accordo sugli appalti pubblici.
Per sua natura, il CPV deve essere evolutivo. Per preservarne la qualità, è infatti indispensabile assicurare che esso segua le evoluzioni del mercato per rispondere nel miglior modo possibile ai fabbisogni dei suoi utilizzatori (amministrazioni aggiudicatrici e potenziali fornitori). E' stata pertanto istituita una procedura di revisione, nel quadro delle competenze di esecuzione delegate alla Commissione, assistita dal Comitato consultivo per gli appalti pubblici, in conformità all'art. 78, paragrafo 1, lett. f) e g), della proposta di direttiva relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture, servizi e lavori, nonché all'art. 67, paragrafo 1, lett. c) e d), della proposta di direttiva relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti nei settori dell'acqua, dell'energia e dei trasporti.¨
Infine, per quanto riguarda il campo d'applicazione delle direttive sugli appalti pubblici, non è necessario modificarlo. Al contrario, il ricorso al CPV contribuirà a chiarirlo, favorendo così una migliore applicazione del diritto comunitario degli appalti pubblici nell'Unione.
Questo processo di aggiornamento terrà ampiamente conto dei suggerimenti e delle osservazioni formulate dagli utilizzatori diretti del CPV. Su questa base si è proceduto ad una prima revisione alla fine del 1998.